L’armistizio

L’Armistizio


Il 3 novembre venne concluso a Villa Giusti presso Abano (Padova) l’armistizio tra Austria-Ungheria ed Italia, con effetto a partire dal giorno successivo. Le trattative ufficiali erano iniziate il 31 ottobre, mentre a Vienna la situazione interna stava precipitando. L’Imperatore aveva cercato di ottenere un riscontro parlamentare formando un nuovo governo, ma ormai i deputati delle diverse nazionalità non intendevano più continuare a sostenere l’impianto istituzionale asburgico.

Tra i deputati italiani solo quelli cattolici friulani, Faidutti e Bugatto, si erano ancora espressi a
sostegno della trasformazione in senso federale dell’Impero, senza che questo venisse meno.

Il generale austriaco Weber von Webenau, incaricato delle trattative, si ritrovò a chiedere l’armistizio per poter far rientrare le truppe entro i vecchi confini, mentre i generali italiani volevano arrivare ad un cessate le ostilità da evidenti vincitori sul campo. Nelle trattative la delegazione austriaca si trovò anche a prendere delle decisioni con la consapevolezza
della posizione sempre più critica del proprio governo.

Nella delegazione italiana, guidata dal generale Pietro Badoglio, era presente come interprete il cognato di Cesare Battisti. Si arrivò alla firma alle 15.30 del 3 novembre, con la clausola che sarebbe entrato in vigore dopo 24 ore (quindi il 4 novembre) per dare il tempo di comunicarlo a tutte le truppe. Fino a quel momento le truppe italiane avrebbero rincorso quelle austro-ungariche in rotta, facendo quasi 400.000 prigionieri.

Cartolina della storica Villa Giusti

Cartolina della storica Villa Giusti

I firmatari dell'armistizio di Villa Giusti

I firmatari dell’armistizio di Villa Giusti