La dissoluzione dell’Austria-Ungheria

La Dissoluzione dell’Austria-Ungheria


Durante tutto il 1918 la situazione interna nella Duplice Monarchia andò progressivamente incrinandosi. Le difficoltà di ordine economico (il calo delle produzioni agricole ed industriali) si andavano sommando alle richieste di autonomia dei diversi popoli dell’Impero. Le posizioni espresse all’inizio dell’anno dal presidente Wilson sull’autodeterminazione dei popoli davano molte speranze. A livello parlamentare i rappresentanti delle diverse nazionalità si stavano muovendo in questo senso. L’Imperatore Carlo, pur dimostrandosi possibilista, accolse con un certo ritardo tali istanze, arrivando appena il 17 ottobre a formulare una proposta di trasformazione in senso confederale dello Stato, proposta che però lasciava ancora diverse situazioni incerte: ai polacchi era concesso di entrare a far parte della nascitura Polonia, mentre ad ognuno dei diversi gruppi nazionali era data parità e Trieste sarebbe stata retta con uno statuto speciale. Due giorni prima il nuovo ministro degli esteri Burián aveva avanzato all’Italia una prima proposta di armistizio.

Pure un ultimo cambio di governo non produsse i risultati sperati, anche perché ormai la situazione complessiva stava rapidamente precipitando e la soluzione proposta non poteva più venir accettata. L’Impero si era ormai sfaldato.

L’11 novembre, dopo che anche la Germania aveva concluso l’armistizio, Carlo si rifiutò di accettare la richiesta di abdicazione. Il 12 novembre fu però ugualmente costituto il nuovo governo della Repubblica austriaca. Carlo aveva valutato la possibilità di trasferirsi in Ungheria e continuare lì la tradizione dinastica asburgica. Dopo una lunga esitazione il 4 marzo del 1919 l’ex Imperatore e la famiglia furono costretti a trasferirsi in esilio in Svizzera. Successivamente Carlo cercò più volte di riprendere almeno il trono di Ungheria, dove si era stabilito un governo autoritario guidato dall’ex ammiraglio della marina imperiale Horthy; nel 1921 l’ultimo Imperatore della
Casa d’Austria venne fatto però arrestare e deportato a Madera, dove morì nel 1922. In effetti l’Ungheria, territorialmente ridotta rispetto alla Transleithania asburgica, dopo il 1920 continuò formalmente ad essere un Regno di cui formalmente continuava ad essere re il Capo della Casa d’Austria, ma in pratica a reggere lo stato era l’ammiraglio Horthy, che subito dopo la fine della guerra aveva avuto la meglio sul governo comunista di Béla Kun. La Transilvania, fino a quel momento regione dell’Ungheria ma a maggioranza rumena, venne assegnata alla Romania.

I territori di Boemia e Moravia si unirono a quelli della Slovacchia (già ungheresi) dando vita alla Repubblica Cecoslovacca, dopo che il 28 ottobre
l’autocostituito Consiglio Nazionale Cecoslovacco aveva proclamato a Praga l’indipendenza.

I territori dell’estesa provincia della Galizia vennero divisi tra il nuovo Stato polacco, cui andò la parte occidentale, e, dopo una serie di traversie, l’Ucraina (poi compresa all’interno dell’URSS).

Il 29 ottobre il Consiglio Nazionale degli Slavi del Sud (appartenenti all’Impero), guidato dallo sloveno Anton Korošec, dal croato Ante Pavelic´ e dal serbo Svetozar Pribic´evic´, proclamò l’indipendenza del nuovo Stato dei Serbi, Croati e Sloveni, con capitale provvisoria Zagabria. Tra gli sloveni (divisi tra diverse province) la scelta arrivò dopo un percorso che era passato attraverso la dichiarazione di maggio (1917), in cui i rappresentanti politici sloveni, assieme agli altri deputati croati e serbi, chiedevano a Vienna l’unità degli Slavi del Sud compresi all’interno dei domini asburgici, non prefigurando ancora un distacco; allora a guidare il gruppo (“club”) jugoslavo al parlamento di Vienna era lo sloveno Anton Korošec. Nell’estate del 1918 le posizioni dei politici sloveni, anche sulla scia di quelle ceche, andarono verso richieste sempre più radicali. Il 25 novembre lo stesso Consiglio degli Slavi del Sud deliberò l’unione con la Serbia; lo stesso fece il Montenegro il Quindi il 1 dicembre 1918 nacque il nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS) che comprendeva la Serbia, il Montenegro e lo Stato comprendente i territori ex-asburgici: il trono fu offerto al Re serbo Pietro I e la capitale fu stabilita a Belgrado.