Udine nel 1917 e la strage di Sant’Osvaldo

Udine nel 1917 e la Strage di Sant’Osvaldo


La città, essendo il capoluogo più vicino al fronte, continuava ad ospitare spesso il Comando Supremo dell’esercito ed il Re, quando veniva a visitare le truppe e a verificare la situazione al fronte. Città di retrovia, colpita più volte da bombardamenti aerei austriaci, ospitava molteplici strutture logistiche di appoggio al fronte. E per questo non rimase immune dalle conseguenze degli eventi bellici.

Il 27 agosto del 1917 un grave fatto colpì il quartiere di Sant’Osvaldo a Udine. Nel quartiere vi erano importanti strutture sanitarie: in particolare il manicomio provinciale era stato trasformato in Ospedale militare capace di contenere fino a 1.500 degenti. Non solo: vi erano anche quattro grandi depositi di munizioni. I comandi avevano cercato di nascondere questi depositi realizzandoli a ridosso degli ospedali in modo da evitare che venissero colpiti dal nemico con bombardamenti aerei. Questi depositi, che contenevano 250.000 proiettili, proprio la mattina del 27 agosto iniziarono ad esplodere. Non sono chiare le cause, visto che non vi furono attacchi aerei in quella circostanza. Più probabilmente la causa va ricercata in un banale incidente.

Ma lo scoppio a catena dei depositi, al di là della causa, provocò pesanti conseguenze: vennero bruciate e distrutte la chiesa di Sant’Osvaldo e un centinaio di case e lesionate molte altre nel quartiere dove vivevano 1.900 persone. I danni furono segnalati in tutta la città. Non si sa con precisione il numero delle vittime: si conoscono i nomi di 26 civili, mentre non si hanno dati precisi per i militari, che potrebbero essere stati anche 200.

Le autorità civili ed ecclesiastiche della città cercarono subito di aiutare e favorire i soccorsi. Anche il Re fece una donazione. Solo nel dopoguerra si poté ricostruire il quartiere distrutto.