Tra civili e militari: i lavori del Genio militare

Tra Civili e Militari:
i Lavori del Genio militare


Anche i civili vennero impiegati per sostenere lo sforzo bellico dei propri paesi. Viste poi le necessità contingenti che andavano maturando (in particolare il bisogno di munizioni, armi da fuoco ed artiglieria) era necessaria una vera e propria industria pesante finalizzata alle produzioni belliche. Non solo: per reggere lo sforzo vi era il bisogno di realizzare sistemi di collegamento ed infrastrutture efficaci oltre che opere funzionali ai combattimenti.

Mentre l’Impero d’Austria aveva organizzato già dalla fine dell’Ottocento un sistema di infrastrutture articolato, l’Italia dovette impegnarsi durante il conflitto. Inoltre solo una parte del sistema delle fortificazioni di retrovia era stato predisposto. Mancavano validi collegamenti e fin dall’inizio delle ostilità fu necessario organizzare cantieri di guerra rivolgendosi ad imprenditori civili (prima di tutto per realizzare strade e ferrovie).

Un organismo militare italiano, il Segretariato Generale per gli Affari Civili, che curava l’amministrazione delle zone occupate dall’esercito, si occupò della gestione del lavoro anche dei civili. Tra 1916 e il 1917
vennero reclutati 650.000 operai per queste finalità. Furono tantissimi i friulani: solo nel 1915 vennero impiegati 70.000 operai della provincia di Udine, che mantenne il primato. L’incidenza di questi lavori sull’occupazione dell’area veneto-friulana fu altissimo, anche se vi furono importanti reclutamenti pure nel Meridione, in particolare in Puglia.

Si trattava però di lavoratori particolari: notevole l’utilizzo di operai adolescenti (circa il 40%) ed anche di donne. Nell’ottobre del ‘17 risultavano impiegate 12.000 donne. In sostanza si utilizzarono quanti non potevano essere reclutati per il fronte.

Tante le opere realizzate durante la guerra: da strutture di difesa e trinceramenti ad infrastrutture viarie (ma anche la realizzazione del sistema di canali detto Litoranea veneta che collegava le lagune dell’area altoadriatica), e poi ospedali o accampamenti di baracche.

Mentre i combattimenti sul fronte si erano concentrati sopra Gorizia e sul Carso, i paesi del Friuli Orientale cominciavano ad essere relativamente al riparo dai bombardamenti austriaci. Così il Genio militare italiano iniziò nel corso dell’estate del ’17 a porre mano ad una serie di interventi che non si limitarono ad opere di utilità militare, ma anche civile. Infatti, se è vero che
le opere stradali ed i ponti erano funzionali all’esercito, ci furono anche interventi con scopo puramente civile, come quelli sulle opere idrauliche e i restauri di alcune chiese (San Pier d’Isonzo e Cassegliano), alcuni realizzati anche con attenzioni decorative.

Non mancò una certa sensibilità verso i monumenti e le opere d’arte soprattutto da parte di alcuni militari particolarmente sensibili non solo alla loro conservazione, ma anche al loro valore simbolico. Il giornalista Ugo Ojetti, arruolatosi volontario nel Genio militare e poi attivo nell’ufficio Affari Civili del Comando Supremo di Udine, si occupò della tutela dei monumenti
nella zona di guerra: ecco allora che rivolse l’attenzione verso la Basilica di Aquileia, luogo simbolico della latinità delle terre occupate (del 1917 la pubblicazione della guida storico-artistica di Aquileia e Grado redatta da mons. Celso Costantini).

Fontana realizzata a Villa Vicentina dal Genio Militare

Fontana realizzata a Villa Vicentina dal Genio Militare