La rivoluzione in Russia ed il destino dei prigionieri

La Rivoluzione in Russia ed il Destino dei Prigionieri


Sul fronte orientale nell’inverno tra 1916 e 1917 la situazione era pesante. La Russia in particolare aveva subito ingenti perdite e la propaganda comunista (bolscevica) stava incitando i soldati a rifiutarsi di combattere. All’interno del paese le condizioni della popolazione erano sempre più difficili, per la mancanza di generi di prima necessità.

Nel febbraio del 1917 (marzo, secondo il calendario occidentale) una violenta ondata di scioperi portò il Soviet (Consiglio) cittadino di San Pietroburgo a contrastare il potere della Duma (Parlamento). I soldati fatti affluire in città per ripristinare l’ordine però si allearono con i manifestanti: il risultato fu che il 15 marzo lo Zar Nicola fu costretto ad abdicare.

Fu così proclamata la repubblica, retta a partire da maggio da un governo provvisorio guidato dal socialista Kerenskij, il quale continuò la guerra accanto a Francia ed Inghilterra. La caduta del regime zarista permise al principale leader bolscevico, Vladimir Lenin, di rientrare in patria per riprendere effettivamente la guida del movimento rivoluzionario. Questo rientro fu permesso dalla Germania, che consentì a Lenin di raggiungere la Russia dall’esilio in Svizzera attraverso il territorio tedesco, forse anche con la consapevolezza che il rientro del leader rivoluzionario avrebbe cambiato gli equilibri interni al paese e la sua stessa partecipazione al conflitto. Con le cosiddette “tesi di aprile”, Lenin ribadì la necessità di una svolta rivoluzionaria in Russia che avrebbe portato al superamento della repubblica nata dalla rivoluzione di febbraio ed alla trasformazione dello stato russo in una repubblica socialista. Ma al momento la componente bolscevica all’interno dei Soviet e della società russa era ancora minoritaria. La guerra però continuava. La nuova offensiva lanciata in luglio dall’esercito ora repubblicano guidato da Brusilov fallì miseramente, dando luogo ad una nuova e pesante ondata di malcontento popolare, sentimento diffuso anche tra le truppe.

Tra il 24 ed il 25 ottobre (6 e 7 novembre secondo il calendario occidentale) le forze bolsceviche, che si erano rafforzate, si impossessarono dei principali centri del potere a Mosca e San Pietroburgo, e venne proclamata la Repubblica Socialista. Sul piano interno questa svolta non fu indolore: si scatenò una durissima guerra civile tra i bolscevichi e le forze contrarie alla rivoluzione (i “bianchi”), nella quale Lenin, che si trovò alla guida dello Stato, voleva concentrare tutti gli sforzi. Quindi si attivò subito per far uscire la Russia dal conflitto, in modo da poter utilizzare le truppe fedeli nella guerra civile e nel consolidamento del nuovo ordine politico. Iniziarono quindi a dicembre complesse trattative nella fortezza di Brest-Litovsk, che si sarebbero concluse appena il 3 marzo 1918.

D. Nalbandyan, <em>Discorso di Lenin sulla Piazza Rossa nel 1919</em>

D. Nalbandyan, <em>Discorso di Lenin sulla Piazza Rossa nel 1919</em>

Nel frattempo andava risolta la situazione dei prigionieri austriaci in Russia. Tra questi vi erano molti soldati provenienti dal Litorale, e quindi dal Friuli Orientale. Nei campi di prigionia dove erano stati raccolti, i soldati tendevano a dividersi tra chi aveva simpatie socialiste e chi invece era più sensibile alle posizioni filo-italiane. Davanti alla rivoluzione d’ottobre, i prigionieri erano costretti a schierarsi: si trattava di scelte non sempre facili visto il clima di guerra civile che si stava instaurando. Per molti prigionieri, già vicini alle idee socialiste, la vista della rivoluzione segnò un’ulteriore radicalizzazione. Già nel 1915 il governo italiano alleato della Russia aveva offerto agli italiani ex-soldati austroungarici e prigionieri in Russia di poter scegliere di diventare cittadini italiani. Ci furono diverse opzioni in tal senso, mentre alcuni avevano preferito rimanere in terra russa.

I percorsi di rientro furono però lunghi e complessi: continui trasferimenti nei campi di raccolta fino ad arrivare ad Arcangelo, sull’oceano Pacifico, per poter essere imbarcati e raggiungere con una interminabile traversata l’Inghilterra. Quanti rimasero o non si riuscirono a spostare prima della rivoluzione, dovettero affrontare altre insidie, lunghe peregrinazioni attraverso il territorio russo dilaniato dalla guerra civile, fino a raggiungere attraverso la Siberia, Vladivostok o la concessione italiana a Tientsin (in Cina). Da qui poi cercare un imbarco verso l’America. Un vero e proprio giro del mondo, che per molti si concluse dopo la fine della guerra. Venne anche costituita una “Legione redenta” (già nel 1916) composta da ex-soldati asburgici di lingua italiana, che sarebbe stata poi unita al corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente.

Gruppo di soldati dell'esercito austriaco originari di Capriva del Friuli in Cina

Gruppo di soldati dell’esercito austriaco originari di Capriva del Friuli in Cina