La linea del Piave

La Linea del Piave


Vista l’impossibilità di stabilire una linea difensiva sul Tagliamento, le truppe italiane arretrarono fino al Piave. Immaginare un ulteriore ripiegamento appariva estremamente pericoloso: avrebbe significato consentire al nemico di dilagare nella penisola. La nuova linea avrebbe quindi segnato l’ultima possibilità di difesa per l’Italia. Davanti alla nuova situazione, Vittorio Emanuele III decise di destituire il generale Cadorna dal Comando Supremo.

Nella scelta del successore molti, tra cui gli alleati, gli stavano consigliando il Duca d’Aosta. Ma il Re temendo la crescita della popolarità del cugino, che
si era dimostrato un buon comandante ed era amato dalle truppe, nominò invece Armando Diaz.

A differenza di Cadorna e di gran parte degli alti comandi, egli era di origine meridionale (napoletano) ed aveva una notevole esperienza acquisita sul campo di battaglia. Benvoluto dalle truppe per la sua correttezza e sensibilità, aveva dimostrato notevoli doti di condottiero durante la guerra. Conosceva bene le ragioni della disfatta e gli errori fatti nella conduzione della guerra. Iniziò subito il lavoro, con l’aiuto del nuovo sottocapo di Stato Maggiore, Pietro Badoglio, altro militare che si era distinto nelle difficili battaglie dell’Isonzo. Il nuovo fronte necessitava anche di una nuova disposizione delle truppe. La III Armata, che grazie alla ritirata ordinata aveva mantenuto buona parte degli organici, venne quindi schierata in pianura a difesa del Piave, la I Armata a difesa dell’altopiano di Asiago, la IV tra le due.

Gli austriaci erano avanzati a tappe troppo forzate: mentre la marcia delle truppe era stata rapida e relativamente facile, non altrettanto semplice era garantire adeguati rifornimenti ed organizzare le retrovie. Comunque, a questo punto, per evitare il peggio, in soccorso del malconcio esercito italiano arrivarono rinforzi dagli alleati.