Civili e profughi

Civili e Profughi


Mentre sul fronte i combattimenti non cessavano, buona parte della popolazione civile delle zone prossime alla linea del fuoco aveva trovato riparo altrove, di propria iniziativa o su indicazione dei comandi militari.

In alcuni centri continuavano però ad esserci civili, e l’esercito italiano si adoperava per sostenere la propria presenza e per instillare nella popolazione locale sentimenti favorevoli all’Italia. Non mancarono quindi iniziative pubbliche che andavano a rimarcare la nuova appartenenza come, ad esempio, i festeggiamenti per il 24 maggio.

Un discorso diverso riguarda quanti furono oggetto di provvedimenti di restrizione della libertà personale, ovvero internati o obbligati al domicilio coatto perché ritenuti pericolosi per ragioni politiche. I preti isontini internati nel 1915 distribuiti in diverse località della penisola vivevano pur con ristrettezze in piccole comunità, grazie anche all’aiuto delle chiese locali e della Santa Sede.

Nei campi profughi organizzati all’interno della Duplice Monarchia, la vita continuava in condizioni tutt’altro che ottimali. Nell’estate del 1917 a seguito di molti malumori e di molte richieste, grazie anche all’intervento dei deputati italiani a Vienna e nonostante le resistenze da parte governativa, venne approvata una apposita legge di tutela dei profughi di guerra. L’assistenza venne così considerata un diritto, come anche il lavoro e la libertà di movimento. Vennero così ammorbidite le rigide regole del campo, facendo in modo che i profughi non venissero trattati alla stregua di prigionieri. Inoltre avere più forza lavoro attiva in tempo di guerra poteva essere vantaggioso. Tuttavia le sempre più critiche condizioni interne all’Austria-Ungheria non permisero di risolvere in positivo la situazione. Solo il rimpatrio, non appena fosse stato possibile, rappresentava una soluzione. Bisogna nel complesso considerare che il Comitato che seguiva le vicende dei profughi provenienti dalle provincie meridionali della Duplice Monarchia
curava oltre 110.000 profughi, di cui circa 86.000 di lingua italiana (tra quelli provenienti dal Litorale e quelli trentini). In totale in tutta l’Austria vi erano 2.000.000 di profughi.

Diversa era la situazione di quanti avevano trovato rifugio nel Regno d’Italia dopo il 24 maggio 1915. Raccolti in piccoli gruppi o piccole colonie, se gli approvvigionamenti non sembra costituissero un grave problema, era la loro condizione complessiva a destare preoccupazione, in assenza di una organica iniziativa governativa. Tanto che il ministro Sonnino nell’autunno del 1917 poteva affermare preoccupato che “i profughi dei territori occupati sono stati abbandonati a loro stessi”. Fu la rotta di Caporetto a provocare la nascita dell’Alto Commissariato per i profughi di guerra istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in virtù della nuova, e ben più complessa, realtà.

Per i profughi in Italia non mancavano le possibilità di lavoro. Secondo alcune stime parziali a Torino nel 1917/1918 il 40% dei profughi era occupato; a Biella su 340 profughi (la metà dei quali bambini) lavoravano in 100, mentre la commissione ispettiva della provincia di Milano scriveva che “quasi tutti coloro che possono lavorare lavorano”.

Momenti delle celebrazioni del 24 maggio 1917 a Cormons

Momenti delle celebrazioni del 24 maggio 1917 a Cormons