L’occupazione di Gorizia

L’Occupazione di Gorizia


Nell’estate del 1916 era ormai un anno che le truppe italiane assediavano Gorizia. Le difese austriache, pur deboli numericamente, reggevano bene grazie anche alla superiorità nelle posizioni ed al valore delle truppe.

Le bombe avevano iniziato ben presto a colpire Gorizia, con un’intensità che andò aumentando col passare del tempo. La città sotto assedio venne progressivamente a svuotarsi della propria popolazione civile. Molti goriziani cercarono rifugio all’interno, lontano dal fronte, nei campi profughi che vennero allestiti dal governo austro-ungarico o presso parenti o conoscenti.

Stando alle ricostruzioni degli storici, se ancora ad ottobre del 1915 in città era rimasta una popolazione stimata intorno alle 8.000/10.000 unità, nell’estate state dell’anno successivo la città era ridotta a circa 3.500 abitanti.

Per quanti rimasero in città, la vita fu segnata dalla convivenza con gli orrori della guerra.

Scriveva l’Eco del Litorale il 9 settembre del 1916, descrivendo la situazione durante l’assedio: “Di quando in quando lo scroscio dei proiettili, diretti sulla città, diminuiva, allora la popolazione usciva
sulle strade. Si era già abituati a questi orrori, e benché il bombardamento della città superasse di molto i terrori del tempo addietro, il fatalismo ottenne il sopravvento sulla popolazione. Si provò d’attendere alle solite preoccupazioni giornaliere, la gente andava nei negozi, in piazza e in chiesa; il traversare le strade peraltro era possibile solamente per breve tempo con meno pericolo di vita, e anche allora faceva duopo camminare rasente ai muri. Molti abitanti preferivano nascondersi nelle cantine, le quali pure offrivano poca sicurezza; la gente povera che non avea cantine a disposizione, era costretta a rimanere al pianoterra”.

Il San Michele sotto i bombardamenti

Il San Michele sotto i bombardamenti

Nell’agosto 1916 si verificarono alcune situazioni particolari: il mancato sfondamento austriaco ad Asiago ed il disastro in Galizia aveva tolto uomini al fronte dell’Isonzo.

Due fatti di guerra sul fronte dell’Isonzo furono fondamentali per aprire la strada alla presa di Gorizia: a sud la definitiva presa del San Michele e l’arretramento austriaco oltre il Vallone, a ovest la presa del Sabotino. Quest’ultima fu possibile grazie anche ad un cambiamento nei quadri di comando.

Ad elaborare il piano vincente il colonnello Pietro Badoglio promosso sul campo capo di Stato maggiore del VI Corpo della II Armata.

In particolare la presa del Sabotino consentì alle truppe italiane di aggirare le postazioni del Calvario e di avviarsi verso la città. Contemporaneamente il capitano Baruzzi, con un colpo di mano per molti aspetti improvvisato e senza una reale copertura, era riuscito ad attraversare l’Isonzo all’altezza del ponte ferroviario, raggiungendo la stazione meridionale della città.

La presa del Sabotino costrinse il generale Zeidler, che fino a quel momento era riuscito a sostenere i ripetuti attacchi italiani, ad ordinare lo sgombero della città. Alcuni abitanti e tutti i soldati austriaci lasciarono rapidamente Gorizia. Una nuova linea di difesa venne fissata ad oriente della città, sulle alture che la circondavano. Il 10 agosto le truppe italiane presero ufficialmente possesso della città. La città, duramente colpita dai bombardamenti, con i pochi abitanti rimasti venne rapidamente occupata dalle truppe italiane.

Da questo momento iniziava una nuova guerra che avrebbe trovato il suo scenario nell’altopiano della Bainsizza.

Truppe italiane a Gorizia

Truppe italiane a Gorizia