Le battaglie dell’Isonzo

Le Battaglie dell’Isonzo


Il fiume che percorre i 136 chilometri tra il monte Jalovec (oggi in Slovenia) ed il golfo di Trieste lega il suo nome ad una delle più sanguinose epopee che insanguinarono il fronte orientale d’Italia ossia quello sud-occidentale, secondo il punto di vista dell’Austria-Ungheria, per oltre due anni. Il suo bacino, da Plezzo (Bovec, in Slovenia) fino a Monfalcone, fu teatro delle dodici battaglie che costarono la vita a più di 300.000 soldati di cui 173.000 italiani ed 131.000 asburgici e che precipitarono le truppe italiane nell’incubo della “guerra di trincea”.

Il Comandante in capo dell’esercito italiano, generale Luigi Cadorna, inizialmente convinto di sfondare il fronte e penetrare nel cuore della monarchia danubiana, dovette presto abbandonare i propositi di condurre una “guerra dinamica” e fare i conti con la strategia di mantenimento delle posizioni attuata dagli austriaci, agevolati in questo anche dalla natura del terreno.

Le Battaglie dell’Isonzo

PRIMA BATTAGLIA (23 giugno – 7 luglio 1915)

Il rapporto numerico delle truppe impegnate sul fronte era favorevole all’Italia di 2 a 1 contro un nemico dotato di una notevole padronanze del territorio e che seppe sfruttarlo a proprio vantaggio: i reticolati austroungarici spezzarono le avanzate della fanteria italiana al grido di “Avanti, Savoia!” e riuscirono a tenere saldamente posizione a Gorizia e nel Carso.

SECONDA BATTAGLIA (18 luglio – 3 agosto 1915)

Fu la prosecuzione della prima e si ripeterono gli stessi errori tattici da parte italiana, dove non era ancora perfezionato il coordinamento tra il movimento delle truppe e l’uso dell’artiglieria. Gli avversari si contesero per giorni le stesse trincee, combattendo in sanguinosi corpo a corpo; prevalse l’efficacia del sistema difensivo austriaco, ma i due schieramenti persero un equivalente numero di uomini. Le posizioni non subirono spostamenti rilevanti.

TERZA BATTAGLIA (18 ottobre – 4 novembre 1915)

Nel corso dell’estate lo stato maggiore italiano fece tesoro delle precedenti esperienze e preparò un’offensiva autunnale spostando il maggior numero di artiglierie lungo l’Isonzo, puntando di sfondare la linea e prendere Gorizia. Ma la lunghezza del fronte, l’asprezza degli scontri sul Carso (gli scontri sul Monte Sei Busi, con le trincee avversarie a pochi metri di distanza le une dalle altre) ed il vantaggio delle posizioni austriache vanificarono gli sforzi di Cadorna, traducendosi in un ulteriore stallo.

QUARTA BATTAGLIA (10 novembre – 2 dicembre 1915)

Continuazione della precedente, voluta da Cadorna per giungere a Gorizia entro la fine dell’anno. Infuriò con particolare violenza nel Carso, tra Fogliano e Monfalcone, dove la lotta fu combattuta con le armi ed ogni altro possibile strumento offensivo disponibile, persino le pietre. L’esito fu una perdita notevolissima di uomini da ambo i lati del fronte, a cui non corrispose alcun avanzamento significativo. L’approssimarsi dell’inverno e l’assottigliamento degli effettivi indussero i Comandi a sospendere gli attacchi.

QUINTA BATTAGLIA (9 – 15 marzo 1916)

Mentre gli austriaci progettavano di cogliere l’esercito italiano alle spalle sfondando in Trentino verso il Veneto, Cadorna sferrò un’offensiva sull’Isonzo, creando un diversivo che allentasse la tensione austro-tedesca su Verdun, nel fronte occidentale. La battaglia durò pochi giorni e consistette in una serie di piccoli combattimenti: italiani ed austriaci persero, rispettivamente, quasi duemila effettivi.

SESTA BATTAGLIA (4 – 17 agosto 1916)

Sull’onda del primo rilevante successo militare italiano, ossia il blocco dell’offensiva austriaca in Trentino, la cosiddetta “Spedizione punitiva” (Strafexpedition), Cadorna puntò nuovamente sul fronte dell’Isonzo, ritenuto fondamentale. Gli italiani presero il Sabotino, per scendere poi a Oslavia, superando la strenua difesa asburgica. L’8 agosto i fanti del 28. reggimento “Pavia”, guidati dal sottotenente Aurelio Baruzzi, entrarono per primi a Gorizia. La linea del fronte si spostò sulla periferia orientale della città (Rafut e Panovizza-Panovec). Sul versante carsico gli italiani passarono il Vallone sino all’abitato di Opacchiasella (oggi Opatje Selo, in Slovenia). Fu la prima delle vittorie italiane sul quadrante orientale.

SETTIMA BATTAGLIA (14 – 17 settembre 1916)

Questa volta l’obbiettivo di Cadorna era Trieste. Decise di sfondare le linee austriache sul Dosso Faiti (Fajti, in Slovenia), sul Carso, ma la difesa giallonera (i colori tradizionali delle insegne dell’impero asburgico) resistette ai vigorosi assalti, nonostante le novità tattiche introdotte dagli italiani (l’utilizzo della “bombarda” per distruggere i reticolati; miglioramento delle artiglierie, organizzazione delle intelligence e dello spionaggio): in quattro giorni italiani ed austriaci persero dai 15 ai 20.000 uomini.

OTTAVA BATTAGLIA (10 – 12 ottobre 1916)

Fu la più breve della serie. Nondimeno le perdite di
uomini furono altissime: 24.500 da parte italiana,
40.500 da quella austriaca. Lo sforzo bellico italiano
sul Carso giunse a poca distanza dalle difese di
Trieste, ma il vero scopo di Cadorna era quello di
logorare le forze nemiche; lo sfavore delle condizioni atmosferiche e la carenza di mezzi vanificarono i progressi e l’offensiva fu respinta.

NONA BATTAGLIA (31 ottobre – 4 novembre 1916)

A nord del Vipacco, nei pressi di Vertoiba (oggi Vrtojba, in Slovenia), i fanti italiani occuparono la quota 171 del monte San Marco ed anche sul Carso l’avanzamento verso Castagnevizza (oggi Kostanjevica na Krasu, in Slovenia) ebbe buon esito, fino a scontrarsi con il fuoco avversario che pose termine al tentativo di sfondare ulteriormente. Anche durante questa battaglia gli schieramenti persero complessivamente 72.000 effettivi, 39.000 dei quali appartenente all’esercito italiano.

IL GAS

La guerra chimica, ovvero l’utilizzo di gas asfissiante durante i combattimenti, era stata già tragicamente sperimentata sul fronte franco-tedesco, portando ad ecatombi. Sul fronte dell’Isonzo venne utilizzato a partire dall’estate del 1916 dagli austriaci per riconquistare il San Michele: solo nel primo attacco in cui fu utilizzato (29 giugno 1916) il fosgene provocò oltre 8.000 caduti. Pochissimi soldati erano dotati di maschere antigas. Molti, inutilmente, provavano a realizzarle da sé.

Trincee italiane sul Carso

Trincee italiane sul Carso

Soldati italiani in una trincea austriaca appena conquistata

Soldati italiani in una trincea austriaca appena conquistata