Il nuovo imperatore: Carlo d’Asburgo

Il nuovo Imperatore: Carlo d’Asburgo


Il 21 novembre 1916, dopo quasi sessantotto anni di regno, moriva all’età di ottantasei anni l’Imperatore Francesco Giuseppe. La sua lunga parabola al vertice dell’Austria-Ungheria finì per far coincidere la persona dell’anziano monarca con l’esistenza stessa della Duplice Monarchia, da lui incarnata alla stregua di un mito vivente: in molti, allora, nella sua morte videro anche la fine del secolare impero asburgico.

Nel 1889 era tragicamente morto l’unico figlio maschio ed erede diretto, l’arciduca Rodolfo; in seguito all’attentato di Sarajevo (28 giugno 1914) scomparve Francesco Ferdinando, primo nella linea di successione in quanto nipote del vecchio monarca. Tra il 1914 ed il 1916 la pesante responsabilità passò sulle giovani spalle di Carlo Francesco Giuseppe, figlio di Ottone, fratello dell’assassinato
arciduca.

Nato a Persenbeug, nella Bassa Austria, il 17 agosto 1887, Carlo ricevette un’educazione fondata sui principi della religione cattolica corroborati dalla ferrea disciplina impartitagli dalla madre Maria Gioseffa di Sassonia, coadiuvata dal nobile irlandese Georg Wallis-Karighmain che fu precettore del padre e dello zio. Sposò nel 1911 la principessa Zita di Borbone-Parma, figura che esercitò un’influenza determinante sulle scelte e sulla vita del futuro monarca. Prima di ascendere al trono degli avi, tuttavia, la prassi dinastica degli Asburgo non gli consentì di assumere una parte attiva nella conduzione degli affari di stato, formalmente attribuita al vecchio sovrano ma, nei fatti, dominata all’entourage militare di corte che aveva voluto la guerra. Dopo la scomparsa del prozio, il nuovo Imperatore d’Austria fu solennemente incoronato a Budapest re apostolico d’Ungheria, con il nome
di Carlo IV.

Pur continuando il conflitto a fianco della Germania, potente quanto ingombrante alleata, egli attivò immediatamente delle trattative segrete con le potenze dell’Intesa, nel tentativo di sganciare la monarchia dagli Imperi centrali e raggiungere
una pace onorevole; i suoi sforzi, però, caddero nel vuoto, come l’appello per la pace rivolto ai belligeranti dal papa Benedetto XV nell’agosto del 1917, a causa dell’ormai predominante ingerenza tedesca. I due anni di regno di Carlo d’Asburgo, dunque, furono
segnati dalle ricadute del militarismo sulla politica interna: ciononostante, il sovrano tentò di migliorare le condizioni di vita dei soldati e della popolazione civile – incluse le centinaia di migliaia di profughi – ed il 30 maggio 1917 dispose la riapertura del Parlamento di Vienna, fiducioso nell’instaurazione di un nuovo corso politico basato sul rilancio delle libertà costituzionali.

I successi momentanei della “vittoria di Caporetto”, nell’autunno 1917 e della caduta della Russia, segnato dalla “pace” estorta alla neonata repubblica dei Soviet (3 marzo 1918), valsero solo a ritardare il crollo della monarchia, minata nelle fondamenta dalle rivendicazioni sempre più ardite delle varie nazionalità che componevano il mosaico danubiano.

Nell’autunno del 1918, dunque, il Paese implose e scomparve dalla scena europea senza aver subito, paradossalmente, una vera sconfitta militare. L’ex monarca lasciò il potere ma non abdicò e prese la via dell’esilio in Svizzera (1919); dopo due falliti tentativi di restaurazione in Ungheria, nel 1921, morì a Madera (Portogallo) il 1 aprile dell’anno seguente, a 35 anni non ancora compiuti. Fu beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 2004.

Tra i politici che credettero nei tardivi progetti federalisti di Carlo si ricordano i due deputati friulani mons. Luigi Faidutti e Giuseppe Bugatto, i quali, nel dopoguerra, pagarono la loro fedeltà con l’esilio e l’ostracismo da parte della nuova autorità politica italiana