L’Austria ed i Balcani alla vigilia del conflitto

L’Austria ed i Balcani alla vigilia del conflitto


La storia dell’Europa centrale è segnata dalla presenza di un’entità statale complessa ed articolata, tutt’altro che unitaria, che si andò formando a partire dal Medioevo grazie alla casata degli Asburgo; per semplicità questa viene spesso indicata come Austria, ma sarebbe più corretto parlare di domini asburgici. Questi erano infatti costituiti da un insieme di territori, ciascuno con proprie tradizioni, leggi e autonomie che a fatica, tra XVIII e XIX secolo, gli Asburgo stavano cercando di armonizzare in un’entità statale compatta e moderna.

Dopo la riforma della costituzione del 1867, lo stato retto dagli Asburgo era composto istituzionalmente da due parti, da due entità autonome con eguale dignità statale che avevano alcune strutture istituzionali comuni, ovvero l’Austria (la cosiddetta Cisleitania) e l’Ungheria (la Transleitania). Per questo motivo viene indicata d’ora in poi come Duplice Monarchia o Austria-Ungheria. La figura del sovrano (imperatore in Austria e re in Ungheria) rappresentava un punto d’unità per un complesso istituzionale molto articolato.

Tra Austria e Ungheria un tratto del confine era post lungo il fiume Leitha, per cui la parte ad occidente di questo corso d’acqua era detta Cisleitania (ovvero la parte austriaca della Duplice Monarchia), e quella ad oriente Transleitania (la parte ungherese).

Come e forse più che in altri stati europei dell’epoca, estremamente complesso era il quadro delle nazionalità presenti al suo interno. Nella parte ungherese della Duplice Monarchia, gli ungheresi costituivano circa metà della popolazione, cui si affiancavano, in minor numero, slovacchi, ruteni, croati, rumeni, serbi e tedeschi; nella parte austriaca vi era un autentico mosaico di popoli, tra cui tedeschi, italiani, sloveni, croati, cechi, ucraini, polacchi, rumeni. In un momento in cui le rivendicazioni nazionali stavano divenendo oggetto di lotta politica, questo insieme alquanto disomogeneo era potenzialmente esplosivo.

L’Imperatore regnante nel 1914 era Francesco Giuseppe I, il quale era salito al trono ad appena diciotto anni nel 1848, in un momento di grande turbolenza, quasi a segnare una necessità di cambiamento che rispecchiava lo spirito innovatore del tempo. Nei decenni centrali dell’Ottocento l’Impero stava attraversando un momento di espansione economica: traffici commerciali, marittimi e terrestri, erano favoriti da una classe di imprenditori che sperava di far fruttare la posizione dell’Austria, oltre che investire in nuove attività industriali. Questi traffici trovavano un punto cardine nel porto franco di Trieste. Non sempre a questo dinamismo seppe corrispondere un’adeguata politica economica da parte dello Stato, che si rivelò piuttosto lento nella realizzazione delle infrastrutture (ferrovie in primo luogo) necessarie a sostenere la crescita economica.

Dal punto di vista politico e militare, non sempre le sorti delle imprese belliche erano arrise all’Austria. Dopo aver perso la Lombardia (1859) ed il Veneto (1866) in favore del Piemonte che aveva anche così potuto formare (nel 1861) un nuovo stato, il Regno d’Italia, l’Austria, persa l’egemonia nella penisola italiana, stava sempre di più guardando alla penisola balcanica come terreno di espansione, a danno dell’Impero Ottomano ormai in progressivo disfacimento. Molteplici furono le guerre e le rivolte che infiammarono l’area balcanica nel corso della seconda metà del XIX secolo.

Nel 1878, a seguito del Trattato di Berlino che poneva fine ad uno di questi scontri, l’Austria era riuscita ad ottenere il controllo della Bosnia-Erzegovina, regione centrale della penisola, abitata da serbi (ortodossi), croati (cattolici) e bosniaci (musulmani); l’assegnazione di questa regione all’Austria-Ungheria suscitò nuove rivolte, che seguivano quelle che avevano portato la regione a staccarsi dall’Impero Ottomano. Un’accelerazione del processo si ebbe quando questa regione venne formalmente annessa all’Austria-Ungheria nel 1908, scatenando le proteste della Serbia, oltre che lo scontento della popolazione serba e musulmana.

La debolezza dell’Impero Ottomano aveva permesso ad altre regioni dell’area di diventare degli stati autonomi: prima la Grecia nel 1830, poi il piccolo Montenegro (principato indipendente nel 1852 e regno nel 1910) ed infine la Serbia indipendente dal 1878 e regno dal 1882, mentre la Bulgaria divenne regno nel 1908.

Tra le popolazioni di lingua slava che vivevano all’interno della Duplice Monarchia le aspirazioni erano diverse, legate anche dal percorso storico che queste avevano attraversato.

Uno storico di origine ceca, Miroslav Hroch, ha individuato tre fasi nella maturazione dell’identità nazionale di questi popoli:

1°alcuni si sforzano di dare organicità ad una lingua ed una percezione culturale comuni;

2°questa lingua viene codificata, nasce una letteratura nazionale e l’idea identitaria si diffonde;

3°l ’identità nazionale diventa motivo di rivendicazione politica di massa.

Presso alcuni popoli il legame di sudditanza rispetto alla casa degli Asburgo era profondamente radicato, al punto da non venir in genere messo in discussione (come presso gli sloveni); per altri l’aspirazione alla formazione di una entità statale autonoma stava invece montando. Nel corso dell’Ottocento andava maturando l’idea che una comunità che avesse lingua, tradizioni e cultura comune dovesse poter riconoscersi in una entità statale autonoma. L’esempio italiano era poi sotto gli occhi di tutti: era riconosciuta l’identità nazionale, che aveva anche fatto da supporto al processo di creazione del nuovo Regno d’Italia. Per gli italiani d’Austria il discorso era più complesso: alcuni erano da secoli sudditi degli Asburgo, altri lo erano diventati all’inizio dell’Ottocento. L’ideale di ricongiungimento a quella che si considerava la madrepatria stava avendo un particolare successo nelle aree ex-venete, come l’Istria e la Dalmazia.

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