La mobilitazione

La mobilitazione


Nel solo 1914 le quattro grandi Potenze inviarono al fronte, complessivamente, quasi tre milioni e mezzo di soldati, cifra sino ad allora mai raggiunta nella storia: infatti, accanto ai militari di professione, ora a migliaia di contadini, operai, studenti, insomma, a tutte le categorie di cittadini toccava indossare la divisa. L’organizzazione di un esercito per la guerra passava attraverso la mobilitazione, ovvero la chiamata alle armi di quanti erano abili a combattere.

Ogni esercito era formato da soldati di leva, che dovevano fare il servizio militare obbligatorio, dagli ufficiali, e, in caso di guerra, da tutti i richiamati, ovvero quelli che erano abili al servizio militare e che venivano richiamati in occasioni particolari. A questi si aggiungevano i volontari. Così nella Duplice Monarchia, il 28 luglio 1914, a seguito della dichiarazione di guerra alla Serbia, l’Imperatore Francesco Giuseppe emanò il proclama che dava inizio alla mobilitazione di massa.

In Austria il servizio di leva obbligatorio era stato introdotto nel 1867, e gli uomini tra i 18 ed i 33 anni erano chiamati a svolgerlo sia nell’esercito comune che nelle milizie territoriali. Vi erano forze di rincalzo costituite da uomini più anziani (tra i 34 ed i 55 anni). Le forze armate austro-ungariche erano formate dall’esercito comune (K.u.K. gemeinsames Heer) e dalla imperial regia marina (K.u.K. Kriegsmarine). Vi erano poi le cosiddette milizie territoriali, diverse però tra Austria (la Landwehr) e Ungheria (la Honvéd).

A seguito della mobilitazione del 1914, l’Austria schierava un esercito composto da 6 armate: inizialmente le prime quattro vennero schierate in Galizia sul fronte russo, le restanti due su quello serbo. Ogni armata era composta da più corpi d’armata (18 in tutto l’esercito), in ognuno dei quali erano inquadrati secondo uno schema gerarchico molto articolato i diversi reparti. Il grosso delle truppe era composto dai 110 reggimenti di fanteria (un reggimento aveva al massimo 4.600 uomini), a cui si aggiungevano i reggimenti di cavalleria, di artiglieria (particolarmente importanti nella guerra presente), dell’aviazione e delle diverse truppe di supporto logistico. Trieste era sede del 97° reggimento, e alla caserma che lo ospitava dovevano recarsi tutti quanti erano stati richiamati al servizio; qui avrebbero avuto l’indicazione della loro destinazione sotto le armi. Pola era invece la sede dell’Arsenale della Marina austro-ungarica, base principale della raccolta dei marinai e punto di partenza per le missioni in mare delle navi da guerra.

Una delle destinazioni principali per i soldati del Litorale fu il fronte tra Austria e Russia che investì la regione della Galizia (ufficialmente “Regno di Lodomeria e Galizia”), attualmente divisa tra Polonia ed Ucraina, che divenne parte dei domini asburgici nel 1772. Posta al confine con l’Impero Russo, era la regione più popolata della Duplice Monarchia, con capitale Leopoli (oggi Lviv, nell’Ucraina occidentale); vi si parlava principalmente il polacco e l’ucraino (o ruteno). Confinava a sud con un’altra regione mistilingue, la piccola Bucovina, oggi suddivisa tra Romania ed Ucraina, con capitale Czernowitz (in ucraino Cernivci, romeno Cernaˇut i, popolata principalmente da romeni, ucraini ed ebrei).

Dalla seconda metà del mese di luglio avvenne la mobilitazione con il richiamo delle più giovani leve e successivamente delle classi più anziane. A San Pietro [San Pier d’Isonzo] i nomi, con il giorno e l’ora della partenza, venivano comunicati dal fante comunale Carlo Struchel sulla piazza del paese dove i cittadini venivano radunati al suono del tamburello.

Tra questi c’era Giacomo Pian, classe 1884, fabbro, sposato con Oliva Guanin e con una figlia (Giovanna) di poco più di un anno. Questa è una sua lettera scritta qualche mese dopo:

Tratto da: G. Franceschin, San Pier d’Isonzo nella Grande Guerra, San Pier d’Isonzo, 2014.

Cara moglie, con questa lettera vengo a farti sapere che io sto bene di salute e cosi spero anche di te e della putella. Se sta un bel giorno (quello della partenza). Se venudi a ciorne colla musica e ne ga menà in stazion a montar e su per Lubiana. Intanto un poco alla volta ne mena sino la via. Questa lettera la go scritta in treno. Mi go sempre la speranza de tornar a casa e altro no se pol scriver. Datti coragio sempre e no sta avilirte e anche mi me dago coragio più che posso e cosi ricevi tanti saluti e un bacio alla putella per mi”.