Il Litorale ed il Friuli

Il Litorale ed il Friuli


Dal punto di vista amministrativo, il“Litorale” (Küstenland) costituiva una delle 15 regioni che componevano la parte austriaca della Duplice Monarchia (la Cisleitania) ed era a sua volta formato da tre entità territoriali autonome, suddivise complessivamente in dodici “distretti politici”: la contea principesca di Gorizia e Gradisca, il margraviato d’Istria e la “città immediata” di Trieste (superficie: 7.969 kmq). La principale autorità politica locale risiedeva nel Luogotenente del Litorale, ossia il rappresentante dell’imperatore.

Secondo il censimento ufficiale del 1910, la popolazione complessiva ammontava a 894.568 abitanti, dei quali quasi 230.000 concentrati a Trieste, città che peraltro svolgeva la funzione decisiva di principale porto dell’impero danubiano; Pola (58.562 abitanti), in Istria, era invece lo scalo centrale della Marina austriaca.

Entro i confini di questa regione convivevano genti di lingua e cultura differenti: gli italiani (356.590, il 46% della popolazione complessiva, tra cui anche i friulani) erano in maggioranza assoluta o relativa nelle principali città e nei comuni del Friuli orientale, nella città di Gorizia, nel Monfalconese, a Trieste e nei centri urbani della costa istriana e delle isole di Cherso, Lussino e Veglia; ad essi si aggiungeva la presenza, in costante aumento, di cittadini del regno d’Italia, – detti “regnicoli”, secondo la terminologia di allora – emigrati alla ricerca di un’occupazione, spesso stagionale (circa 70.000 alla vigilia della guerra).

Emigranti addetti alle mattonaie in Germania.

Emigranti addetti alle mattonaie in Germania.

Un contadino.

Un contadino.

Gli sloveni (266.852, il 31%) costituivano la gran parte degli abitanti del Collio, delle valli dei fiumi Isonzo e Vipacco, fino alle estremità del Carso triestino e dell’Istria settentrionale; l’Istria interna ed orientale vedeva il predominio della popolazione croata (170.549, il 21%), anche se non mancavano piccole minoranze di altra appartenenza e di antico insediamento (come gli istro-romeni). Di una certa consistenza la colonia tedesca (29.610, il 2%). Se nell’emporio triestino l’attività economica principale era legata al commercio e ai traffici marittimi, nel Goriziano la popolazione era in gran parte dedita all’agricoltura: era diffusa la piccola proprietà nelle aree montane, in pianura prevaleva il latifondo coltivato da medio-piccoli proprietari o da affittuari (mezzadri, coloni); in Istria, la fascia costiera viveva di pesca e di commercio marittimo, a differenza della zona interna che restava legata ad un’agricoltura molto povera di sussistenza.

L’industria muoveva i primi passi, grazie allo sviluppo della cantieristica portuale (Monfalcone, Trieste) e della produzione tessile (Gorizia). La componente sociale più elevata (grandi proprietari, borghesia urbana, élites intellettuali) confluiva politicamente nel partito liberal nazionale, di matrice irredentista, dominante nei centri italiani fin dalla seconda metà del XIX secolo, rappresentante “un’esigua, anche se influente, minoranza” (L. Fabi).

Dopo l’introduzione del suffragio universale maschile (1907), le classi sottoprivilegiate trovavano rappresentanza nel movimento cattolico cristiano-sociale, fiorente nelle campagne friulane, oppure, con una crescita significativa, nel partito socialista, nei cantieri navali di Monfalcone e nelle cave di Nabresina (oggi Aurisina); due ideologie distanti tra loro, accomunate tuttavia dall’aspirazione di elevare le precarie condizioni di vita dei lavoratori della terra o di quelli impegnati in altre attività produttive.

I grandi proprietari terrieri, possessori di gran parte dei terreni agricoli, li affidavano a “coloni” o “mezzadri” i quali li coltivavano ed erano tenuti a corrispondere al proprietario o parte del raccolto o una quota fissata in precedenza a seconda dei diversi tipi di contratto che avevano sottoscritto.

La provincia di Udine (che allora comprendeva anche il Friuli Occidentale) era entrata a far parte del regno d’Italia nel 1866 e contava 628.081 abitanti (dati 1911), compattamente friulani, salvo gli insediamenti sloveni delle valli orientali (Resia e Natisone), numericamente minoritari, nonché le aree venete di Pordenone, Sacile e Marano.

La metà delle famiglie friulane era occupata nel settore primario, con caratteristiche molto simili al Friuli asburgico: nella destra Tagliamento prevaleva la mezzadria, nella sinistra l’affittanza mista, ma numerosi erano i “sottani”, i quali possedevano appezzamenti tanto piccoli da dover svolgere altri lavori per sopravvivere: essi alimentavano la fortissima emigrazione (nel 1914 gli emigrati all’estero erano 83.000, impiegati in genere nel settore edile e molto ricercati) che fu interpretata come la ragione decisiva del mancato sviluppo del Friuli.

Le poche attività industriali consistevano nella trasformazione dei prodotti agricoli e gli addetti ad esse rappresentavano un numero 

davvero esiguo (appena 27.165 unità) rispetto alla totalità dei lavoratori.

Dal punto di vista politico, coloro che potevano partecipare alle elezioni erano una piccola percentuale della popolazione maschile, gran parte della quale era assente per molti mesi all’anno a causa dell’emigrazione; alle elezioni del 1913 gli eletti friulani al parlamento italiano appartenevano quasi totalmente all’ala liberale moderata, mentre cattolici e socialisti rimasero esclusi. Si può obiettivamente riconoscere che le due porzioni del Friuli, quella austriaca e quella italiana, erano caratterizzate da condizioni socioeconomiche e politiche molto diverse, assegnando alla prima una posizione maggiormente avanzata sotto il profilo della qualità della vita.

IRREDENTISMO: movimento politico-culturale che si diffuse in Europa a partire dal XIX secolo, caratterizzato dalla tensione verso l’unità politica, cioè entro i confini di un solo Stato, degli appartenenti alla stessa nazione ancora soggetti a diverse sovranità statali; ad esso aderirono le borghesie dei giovani stati nazionali nati nel Risorgimento o che aspiravano ad una piena indipendenza ed unità: Italia, Serbia, Romania, Polonia, Bulgaria, Grecia.